mercoledì 25 settembre 2013

UT IL SUONO - n 3 2013



In questo numero

Editoriale
Il fascino del suono del sole e della luna
di Massimo Consorti
Tanti anni fa, il Grundig radio/fonografo ne trasmetteva centinaia... di suoni. Se la sintonia non era all'altezza, oltre ai suoni si sentivano gracchiate da mandare fuori di testa tutti, ma non me. Io amavo i suoni, qualunque essi...

Il racconto
L'incompiuta (una storia vera)
di Alessandro Cascio
"Devi avere una cazzo di dote nella vita", mi disse una volta il generale, "perché i giovani come te la società non vuole vederli in strada, ma in galera, in manicomio o sopra un palco". La mafia nel mio paese era ferma a oziare...

Schegge letterarie

Il flauto magico
di Giarmando Dimarti
Il mio non vuol essere un riferimento al famosissimo Die Zauberflote di Wolfgang Amadeus Mozart né, con un rimando più recente, al Pifferaio di Hamelin o Pifferaio magico nella conosciuta trascrizione dei fratelli Grimm...

Il suono che colpisce al cuore e cattura l'anima
di Lito Fontana
Quando vai a un concerto e rimani abbagliato dal musicista e dalle melodie che esegue, è il suono che ti fa questo effetto. E se il suono delle note emesse dal suo strumento è bello, contaci: ti colpisce direttamente al cuore...

Isola
di Antonella Roncarolo
Il silenzio, innanzitutto. Un silenzio immenso, asciutto, potente. Non il silenzio imbarazzato tra chi è costretto a convivere in spazi grigi e ristretti. Neanche quello della solitudine dei grandi alveari della città. Al contrario...

Poesie e Poeti

Da frchina
di Enrica Loggi
Fu da bambina la prima volta
che sentii suonare una chitarra.
Ero io che con la manina
muovevo le corde per gioco...

Senza titolo
di Rossella Frollà
Le margherite bianche d'estate
sollevano il cielo
le guardo dondolare,
l'aria piange la memoria di ognuna...

Sillabe
di Emanuele Feliziani
L'obiettivo piomba sempre
in fondo al rigo - è un conto - 
un argano e pompa sangue,
se, un secondo dopo detta...

Il suono
di Michaela Menestrina
Parole di odio
mutano il suono in puzzolente fragore
Parole d'amore
Illuminano l'istante in fragrante sussurro...

Rubriche

Somiglianze
a cura di Rossella Frollà
Senza titolo
di Claudio Damiani
E questo canto, amore mio, di cicale
sotto il sole di luglio, in una campagna italiana,
cielo azzurro e poche nuvole, piccole,
odore forte di rosmarino e ginestre...

Prima era rima
a cura di Michele Ortore
La lotta di classe tra video e suono
di Davide Nota
[…] La bomba s’apre come un fiore acido
di pixel verdi e viola, un cavolfiore
spettacolare. Estetica del crash,
se esistere è violare in un accumulo...

Il corsivo
Il canto del mondo
di Alceo Lucidi
Il canto del mondo, ritrovando il titolo del romanzo di uno francese, Jean Giono. Proprio così. In fondo siamo immersi nei suoni. La loro indefinibile matassa ci avvolge senza requie, alle volte scuotendoci, altre, lasciandoci...

L'elzeviro
Suono, ma nessuno mi apre
di Giuseppe Piscopo
Ci vuole orecchio! Per fare certe cose ci vuole orecchio! Cantava Enzo Jannacci. Quanti suoni arrivano al nostro padiglione auricolare? Tanti, una vera colonna sonora che fa da sfondo alla nostra vita. Le vibrazioni si diffondono...

Il piedino
Suono che corre sulle punte
di Alessandra Morelli
Le risate nel salone, il fruscio delle camelie, la tosse roca.
L'anima di Violetta Valery ha innumerevoli echi,
che sembrano dire sempre la stessa cosa: Amami. 

L'opera
Lonely Hearts
di Marco Lodola
con uno scritto di Pier Giorgio Camaioni
Due note nel cognome, intanto. Ma quante le opere a tema musicale: il contrabbassista, la pianista, il trombettista, l'orchestra d'archi, il chitarrista folk, la ragazza a cavallo della chitarra o dentro una lampadina...

L'oggetto pensante
Spaghi rossi
di Francesco Del Zompo

La fotografia
Frequency
di Dante Marcos Spurio

La vignetta
OrecchiUT
di Giuseppe Piscopo



giovedì 19 settembre 2013

Plaquette virtuale n. 3. UT Il Suono e gli "Spaghi rossi" di Francesco Del Zompo


Spaghi rossi 

Pietro passava una buon’ora a preparare Mario per l’uscita delle cinque.

Questo d’estate, d’inverno anticipavano almeno di una partita di calcio, data la prontezza del sole a voltare in cantina. La cecità piombata d’un botto consentiva a Pietro solo incerti movimenti domestici, e fuori diventava come un uccellino spaurito sotto un temporale.
“Ven‘ amic‘, fidat‘ d‘ mm”, disse Pietro al suo compagno di vita con voce gutturale. Mario annuì. Aveva capito e, spediti come lumache, iniziarono ad avanzare sulla fascia di strada protetta dal traffico. Passeggiavano spesso insieme lungo il viale alberato del centro cittadino, fino ad arrivare al bar ‘benedetto’, quello che accoglieva ogni sorta di clientela: dal pensionato al giovane squattrinato che riusciva a tenere compagnia a un bicchiere vuoto per quasi tutto il pomeriggio, revisionando il fondo schiena di ogni lady che passava. La domenica mattina Duetto, il bar, era il consueto punto di ritrovo degli anziani marinai che, affrancandosi con una coppa di vino, si srotolavano storie sempre uguali, o almeno a me apparivano tali per la mia congenita, scarsa attenzione.
“Ogg‘ però c‘ sntamo una bella muschett‘ prm‘ d‘ uscrr. Ch n‘ dc di Bn...? Mario, questa volta, si fece capire a malapena da Pietro, perché gli era troppo difficile articolare quella frase, data l’afasia, conseguenza dell’ictus di anni prima. Ma fa niente, si prese il disco giusto e lo mise sul piatto a girare. Che bello sarebbe stato averli visti davvero, anche per me, così poco incline all’eccitazione. L’opera, la loro passione, era “Una furtiva lagrima” cantata da Beniamino Gigli, che li fece tornare per un attimo acerbi, quando insieme cantavano tra gonne e brache familiari ma attentissime alla minima stonatura. Godevano delicatamente di quelle melodie. Parole intense di bellezza e d’amore struggente, che solo loro riuscivano a rivivere nella franchezza dei sentimenti. L’età non conta di fronte alle emozioni, quando le si riesce a provare ancora. Sentire, ascoltare, gioire delle loro palpitazioni insieme alla musica è come vedersi e flirtare con cento amanti e forse più. La musica li fondeva come in un fuoco magmatico per poi danzare sugli spaghi rossi del metallo incandescente dell’anima. Mario, più di Pietro, riusciva a concentrarsi sulle onde della musica veleggiandoci sopra come un clipper di comprovata navigazione, muovendo la testa al ritmo flessuoso del mare. L’altro ne coglieva le assonanze con luoghi più domestici, ricercando nel suono le tonalità più calde come la sua terra d’origine, dove il verde si coniuga armoniosamente al giallo oro delle spighe adulte.
“Amico mio, che peccato sarebbe non poter ascoltare neanche il soffiare del vento d’inverno, la frotta di rondini al primo sole o la voce del nostro Beniamino”. Pietro fece un cenno del capo ringraziando la fortuna per entrambi.

Francesco Del Zompo

Francesco Del Zompo, accesosi un dì a Sben, spera tanto, di spegnersi altrove. La grafica, la comunicazione, il design, l’editoria d’arte sono campi in cui ama applicarsi. Tra essi sogna ancora di trovare quello giusto. Nel frattempo...


Oggetto pensante n. 37 “Spaghi rossi”
per UT Il suono, luglio 2013.
Materiali vari

giovedì 12 settembre 2013

Le "prove" di Marco Lodola per UT "Il suono". Ma la scelta...



Queste sei opere sono state le proposte di Marco Lodola per il numero di UT n. 3/2013, dedicato al "Suono". Quella scelta all'unanimità dalla redazione è stata la... settima. Chi volesse prenotare le copie della rivista può farlo seguendo le indicazioni riportate sul blog alla voce "abbonamenti".

martedì 10 settembre 2013

" Le lettere d'amore" di Giarmando Dimarti e la "Cage en fleur" di Dante Marcos Spurio. La plaquette virtuale di UT n. 2






Non avresti dovuto, Roberto Vecchioni, scrivere versi come questi: le lettere d’amore / fanno solo ridere: / le lettere d’amore / non sarebbero d’amore / se non facessero ridere1. Non si può liquidare con alchimie linguistiche presuntuose i palpiti della mentecuore che vogliono significare il senso, a volte, cercare di analizzare i termini di una pulsione vissuta come ricerca della propria identità. Penso a come ti avrebbe risposto l’irreprensibile badessa Eloisa a difesa della sua esperienza amorosa totalizzante:« Ho amato con tutta me stessa, ho vissuto con tutta me stessa, ho scritto con tutta me stessa. Sono la mia scrittura. La mia scrittura è la mia anima». Per questo non le possono bastare neppure le parole del suo Abelardo, dialettico insigne: Ci trovammo prima uniti nella stessa casa poi nello stesso cuore, che ripercorrono la loro passione onnipresente, arenata nella concupiscenza. Giungendo a dire nei Problemata: nulla può inquinare l’anima se non ciò che viene dall’anima. E con asserzione perentoria: Io che ho molto peccato sono completamente innocente.
E come potremmo capire la complessa avventura umana e letteraria di Emily Dickinson se non sfogliassimo le numerose lettere (più di 300) indirizzate a Susan Gilbert (le risposte di questa, purtroppo, sono state distrutte). L’esilità, la semplicità e la quotidianità da cui prende le mosse la scrittura dickinsoniana si caricano di una forza irriverente, di una pensosità colma, di una ebbrezza vitale insospettabili. Starei per dire la miglior Dickinson, se non fosse che è proprio il passo esile, lento, esitante della sua poesia a farla unica. Ma qui, il sentimento provato, qualunque esso sia, rompe gli schemi della convenzione e si abbandona all’abisso del sogno incarnato: il mio cuore è pieno di te, sino alla reticenza audace: non abbiamo bisogno di parlare a tutti…e aggiungo un bacio, timidamente, che non ci sia qualcuno lì! È una misura aggiunta, è un fare desueto che spalanca una diversità poco avvertita, e che sarebbe passata sotto silenzio.
Hai mai letto la complessa lettera di Oscar Wilde a Lord Alfred Douglas scritta dal carcere di Reading, dove era finito nel 1897 per il reato di sodomia? Te ne voglio ricordare un frammento celebre per la sua intensa drammaticità:
Mio carissimo ragazzo,
questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. 
Il finissimo ragionatore, il grande poeta, il commediografo esilarante, il pungente aforista onniargomentativo, il dandy per antonomasia si ritrova in una confessione paradossale nei confronti del suo modus vivendi et operandi. Si avventura in un territorio dove la prassi dell’anomalia esistenziale, tanto cercata e vissuta, diviene sorprendentemente sublimata in uno slancio ideale, quasi ad inverare l’auspico riposto dalla madre nella scelta del nome tratto dalla mitologia irlandese: figlio di Oisín poeta e guerriero, nato nella terra dell’eterna giovinezza. Nella dura esperienza del carcere la sublimità dell’amore nei confronti della ottusa concupiscenza, rende Oscar un maestro di saggezza nei confronti della meschinità degradante del discepolo Bosie (Lord Alfred Douglas), riscoprendo il significato profondo e insostituibile del dolore nella vita umana: Il dolore è la suprema emozione di cui l’uomo è capace. Questa lettera, dalle lunghe peripezie, è stata correttamente ed integralmente pubblicata solo nel 1962 da Ruper Hart-Davis. Oggi fa parte dell’intero corpus di lettere edito nel 2000 a New York da Marlin Holland e Ruper Hart-Davis con il titolo di The Letters of Oscar Wilde, dal quale è stata riscritta la complessa vita dell’autore.
Lettere, quindi, come vita e non pezzi di archeologia sentimentale per voyeurs. Tanto meno da far ridere.
Avresti fatto meglio, Roberto, a far tesoro di quanto dicono questi versi del tuo amico Pessoa, al quale hai dedicato la canzone citata all’inizio: Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, / non c’è niente di più semplice. / Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte. / Tutti i giorni tra l’una e l’altra sono miei*.
Noi possiamo e dobbiamo solo sforzarci di comprenderli. E basta.

*Roberto Vecchioni, Le lettere d’amore, dall’Album Il cielo capovolto, 1995.
*Fernando Pessoa/Alberto Caeiro, Poemas Inconjuntos, in “Atena” n. 5, febbraio 1925. 

giovedì 1 agosto 2013

UT IL DESIDERIO - n. 2 2013





In questo numero

Editoriale
Travolto dal desiderio
di Massimo Consorti
Travolto. Ecco come mi sento. Dall'indifferenza, dal cinismo, dal pressappochismo, dalla smania di protagonismo, dalla noia (degli altri) che diventa dannosa, da vite inespresse che vogliono sbocciare rovinandoti la tua, da gente che sguazza nel pantano e che per sentirsi viva si agita e tracima...

Il racconto
Il tesoro di Wright
di Alessandro Cascio
Federica, non posso accarezzarla né conquistarla neppure con l'impavidità di mille agguerriti sumeri che mi ritrovo addosso e mi rendono l'uomo rabbioso con le spalle pesanti che sono diventato dopo anni di scellerati scuotimenti da un capo e l'altro della terra. Nessuno però può vietarmi di guardarla, di celare in lei ogni mio fievole desiderio...

Schegge letterarie

Ballata dell'amore distante
di Ivan Pozzoni
L'amore ha bussato alle ante della mia finestra, i miei occhiali anti-rottura, con nocche delle dita delicate, diverse dalle mie rovinate dai cazzotti sferrati e ricevuti, accecandomi della meraviglia di acquistar di nuovo un'opportunità da sprecare, di avere ancora un treno da attendere alla stazione di Milano...

Una storia vera
di Antonella Roncarolo
Anche tra le vie di New York si possono ammirare i tramonti. Nulla a che vedere con quelli del New Jersey, quando il sole si tuffa nella Baia del Delaware. Ari è seduto al tavolo del ristorante, in prima fila lungo la vetrata ai piani alti del grattacielo più grigio di Manhattan. Attraverso il bicchiere di bourbon con ghiaccio, osserva il tramonto spegnersi...

Poesie e Poeti

Senza titolo
di Enrica Loggi
La giostra in riva al mare con la musica
declinante pomeriggio di domenica
danzava il cuore della fisarmonica
uno stremato desiderio...

Fotografia
di Mariagrazia Maiorino
Se cerco la casa dove hai abitato
ha pareti d'aria
e pavimento di tegole rosse
rotolano bolle di canzoni...

Bosco
di Silvia Rosa
M'innamoro adesso
del bosco che mi racconti con la voce,
di quel verde lucido che sbuca
come un frutto appena colto, fresco...

Rubriche

Somiglianze
a cura di Rosella Frollà
Diario di bordo
di Umberto Piersanti
presso la foglia fradicia
del tiglio e dentro l'erbe
fatte quasi bianche,
nel suo rosa sempre più pallido...

Prima era rima
a cura di Michele Ortore
L'autunno del nostro desiderio (esercizio)
di Roberto R. Corsi
Fare un pellegrinaggio a Settignano
implorando pulsioni non indotte;
eleggere dimora in qualche bar
a quattro passi da Villa Favard...

Il Corsivo
Effetto desiderio
di Alceo Lucidi
Guardo stupito gli oggetti che mi attorniano, i più semplici e dimessi come i più sofisticati e salottieri. Stazionano austeri sopra i pochi tavolini di casa. non finisce di accattivarmi la docilità pronta e silenziosa con cui si adagiano ai nostri voleri. Sono oggetti passivi e, al tempo stesso, sostanza viva del desiderio di chi li maneggia...

L'Elzeviro
Desidero, dunque sono!
di Giuseppe Piscopo
Vivere è desiderare, comprese le donne e la roba degli altri. Il decalogo dell'antico testamento andrebbe rivisto e ristampato. I peccati si sono evoluti, sono diventati più sensibili. Gli oscuri oggetti del desiderio che oggi si chiamano escort, veline e letterine, per i più colti, hanno illuminato quelle case di piacere chiamate parlamento e consigli regionali...

Il Piedino
Desiderio. Piedino disteso al fresco
di Alessandra Morelli
Tutte le mirabolanti traiettorie di donne, uomini e clown con la sigaretta
finite, per Edward Hopper, nel bicchiere pieno 
di una grandiosa Sera azzurra

L'opera
Desiderio New Pop
di Miriam Ravasio
con uno scritto di Enrica Loggi
L'amore giovane dal profilo materno, ludica emanazione divisa tra sentimento, volontà, possesso, incurva le sopracciglia e disegna una sagoma adolescente, quasi di carta tra labbra vermiglie ed occhi delle stesso colore, nella passione e il delicato esistere accanto alla propria creatura: una bambola tra le bambole...

L'oggetto pensante
In punta di sogni
tratto dal racconto I sogni son desideri
di Francesco Del Zompo
"Dai, svelto, chiudi gli occhi e pensa a una cosa bella che desideri tanto". Mi colse impreparato, completamente muto nei pensieri e quei pochi vagavano nel buio quasi totale. Come posso volere di più e cos'è un desiderio? Pensavo che solo una volta all'anno arriva un misterioso e vecchio signore che, oltre tutto, per darti dei pacchi addobbati...

La fotografia
Willing to Fly
di Dante Marcos Spurio

La vignetta
DesideriUT
di Giuseppe Piscopo

venerdì 21 giugno 2013

La poesia: Bianca Maria Massi. La fotografia: Dante Marcos Spurio. La plaquette virtuale di UT n. 1



Inauguriamo, con la poetessa Bianca Maria Massi e il fotografo Dante Marcos Spurio, la nostra galleria di plaquette virtuali. La poesia resta la poesia, mentre il posto delle "nobili" grafiche (o incisioni o serigrafie o punte secche) viene preso dalla "nobile" fotografia. La maniera del Mondo di UT di celebrare il matrimonio indissolubile fra la letteratura e le immagini.






Pensiero n. 1

Ondeggiano i corpi-vessillo,
con stupefacente leggerezza d'intento
in assillo di sfoggio ancillare,
sguardo senziente ed impalpabile.
Amano, oh sì! amano dolorosamente
nel graffio della dimenticanza.
Digiuna, rimango, ed invisibile.

Pensiero n.2

Sussulti di bizzosità sopita
agitano l'andirivieni stanco
ad intervalli disciplinati
da consuetudini vacanziere.
Vestigia di gesti eloquenti
vantano sospiri salmastri,
belletti di gergali sicumere.
Nessun frastuono fende la sequenza,
nessun indugio al foriero incedere.

Pensiero n. 3

Illanguidisce il ricordo
nello sforzo di vento che cessa,
aggrappato all'estro di ripetuti passaggi,
agli ambagi di un disperato augurio.
Echeggia, inautentico infedele,
nel suo infinito esserci.
Il mio archivio è
la mia sopravvivenza.



Bianca Maria Massi è nata nel 1966 a Macerata. E' d'oro giallo la chioma a lei più cara, verde cinabro l'iride in cui sprofonda, di solido legno d'acero il bastone a cui s'appoggia. In Irlanda ha pronunciato un solenne giuramento. Dall'italiano trae conforto per il suo intrepido viaggio.

Nato in Argentina, Dante Marcos Spurio fotografa la realtà dei sentimenti. Il suo sembrerebbe uno strumento modificato per fermare le emozioni, catturandole con la magia che (forse) gli arriva direttamente dal suo inseparabile cappello. Nonostante una carriera artistica iniziata da poco, conta numerose mostre personali e collettive.




martedì 11 giugno 2013

Il grande giornalismo: Ettore Mo. La grande fotografia: Samuele Galeotti



Ettore Mo è uno dei più grandi inviati di guerra che il giornalismo italiano ha avuto ed ha. Tra tutti i reportage che ha scritto per il Corriere della Sera, abbiamo scelto tre incipit. Li riteniamo sufficienti per comprendere la grandezza di un uomo che prima di raccontare i fatti, li vive.

Le donne di Ciudad Juárez. Vittime, madri e sicarie
(Corriere della sera – 16 agosto 2011)

Al cimitero di San Rafael, a pochi chilometri da Ciudad Juárez (città di confine con gli Stati Uniti, un milione e 300 mila abitanti) sono sepolti i cadaveri di 36 donne — diciotto delle quali mai identificate— e 19 bambini, tutti vittime della guerra del narcotraffico. Tra loro una studentessa di appena 16 anni, Rubi, uccisa a febbraio da un sicario degli Zetas, il gruppo più aggressivo dei Signori della droga: lo stesso che avrebbe poi provveduto ad eliminare, dietro ordine del capobanda Hariberto Lazcano detto El verdugo, il boia, la madre della ragazza, abbattuta a raffiche di mitra mentre denunciava l’impunità dei banditi davanti al municipio di Chihuahua, capoluogo della regione. Marzialmente definite chicas Kalashnikov per l’arnese che portano sempre in spalla quando scendono sul sentiero di guerra contro i sei gruppi armati dei narcotrafficanti, le amazzoni messicane se le devono pure vedere con gli schieramenti interni: quale il Cartello del Golfo, in perenne rivalità (talvolta cruenta) con la compagine narco-militare degli Zetas. Per Hillary Clinton, i narcos sono «un’insurrezione criminale», una bestiaccia nata o cresciuta grazie anche al massiccio contributo degli Usa. Come dimostra il fatto che ogni anno gli americani mandano in fumo 65 miliardi di dollari per alimentare il mercato degli stupefacenti, marijuana, coca, eroina, metanfetamine, provocando stordimenti e deliri di massa. Solo a Ciudad Juárez vivono (o sopravvivono) 80 mila cocainomani. (...)

Ritorno ad Haiti, l'isola dei bambini perduti
(Corriere della sera 11 novembre 2012)

Il fascino è sempre quello: e ne rimani stregato mentre all'aeroporto il taxi procede in salita verso il centro della capitale, le minuscole case aggrappate alla montagna come greggi di pecore o capre sugli alti pascoli.
Questa volta, però, l'isola porta i segni della catastrofe che l'ha colpita dopo il devastante terremoto del 12 gennaio 2010, cui fece seguito l'epidemia di colera - ora agli sgoccioli, con gli ultimi decessi a fine ottobre - con oltre settemila morti.
Un rapido pellegrinaggio nella tragedia mi conduce al villaggio di Calaville, nel Sud del Paese - dove incontro Madame Billy, una signora di 35 anni, che vive in una casa di tre metri per quattro, fatta di terra e giunchi. Era appena passato l'Uragano Sandy - racconta - e lei ha vissuto «ore terribili» nel timore che si portasse via in una raffica lei e i suoi sei figli, la sua casa, i suoi animali e anche l'orticello. (...)

Gonfiate con le pillole delle mucche a 11 anni. Le schiave del sesso in Bangladesh
(Corriere della sera – 19 agosto 2012)

Fanciulle di undici-dodici anni vittime di stupri quotidiani. Ragazzine che ogni giorno si accoppiano con cinque-sei uomini diversi per qualche soldo da portare a casa, a sostegno del magro bilancio familiare. Incessante, inoltre, l'attività dei bordelli legalmente autorizzati della città di Faridpur (due ore di macchina a sud-est della capitale) dove un migliaio di prostitute è al lavoro sette giorni la settimana, senza tregua. Così come avviene nell'isola di Bani Shanta, interamente popolata dalle «sex workers», le così dette «operaie del sesso», che alleviano la solitudine di turisti, marinai, scaricatori di porto e miriadi di sfaticati di ogni genere. In realtà, i dati delle statistiche sulla prostituzione - che sembra essere la maggiore «industria» del Paese - vanno continuamente aggiornati: e non dev'essere stata poca la sorpresa - anzi, lo stupore - per i forestieri di passaggio quando, tempo fa, appresero dai giornali che il flusso dell'acqua nelle fogne era stato inesorabilmente bloccato da una «barriera di preservativi». 

Samuele Galeotti è nato a Urbania (PU) e vive a Noale (VE). Negli Anni '70, scopre la passione per la fotografia e scatta le prime foto in bianco e nero sull'ambiente e sui personaggi della sua città, curandone personalmente tutti i passaggi, dal negativo alla stampa in camera oscura. In seguito, con uno studio serigrafico di Urbino, sperimenta il trasferimento delle sue immagini in serigrafie a mano e a tiratura limitata. Il paesaggio, rurale e urbano, è una sua costante, quasi un'ossessione, e si trasforma in luogo di riflessione interiore, in rivelazione poetica e illuminante, senza mai perdere solidi tratti realistici. Grazie a questi ultimi si fissano gli aspetti più autentici e inediti dei luoghi che ha davanti, senza disdegnare gli scatti provocatori e ironici del vivere quotidiano. Dopo periodi più o meno intensi di ricerca, di mostre e concorsi in cui ha conseguito premi e riconoscimenti, la sua attenzione si è rivolta sempre più alla progettazione e alla realizzazione di libri come autore, nei quali ha sviluppato il suo eclettismo e la sua sensibilità visiva con diversi e articolati linguaggi fotografici.